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Da Paolo Godio a Piero della Francesca (e da Casa Godio a …)

Ovvero l’emozione di far emergere i fili sott’acqua. Di Pasquale Briscolini

Pergola, agosto 2015  – Progetto: “C’era una voltarella …”

Quando si parla di casualità! All’inizio del 2014 si stava costruendo a Pergola la realtà di Pergola Unita e qualcuno mi disse che un incontro si sarebbe tenuto a
Casa Godio.

Essendo casualmente a Pergola in quei giorni, avremmo partecipato volentieri (e infatti poi partecipammo), ma intanto il tarlo della curiosità aveva cominciato a lavorare: chissà perché si chiama Casa Godio?! Risposta: perché in via Godio! Ah!, e chi era Godio?

Ammetto un po’ d’ignoranza su Pergola, ma ho qualche attenuante sulla sua storia, perché sono formalmente pergolese ma in realtà sono nato su “I Capicchi”, 1e di quella realtà ho il dovere di conoscere tutte le vie e un po’ della loro storia. E infatti, lì me la cavo abbastanza bene.

Insomma, occupiamoci di Paolo Godio. Del quale, per la verità si sa abbastanza poco. Era di Pergola, dove visse intorno alla metà del 1400; era detto “secondo” perché nipote di un filosofo molto celebre all’epoca che aveva lo stesso nome. Questo per dire che evidentemente la famiglia aveva una cultura decisamente alta per l’epoca. Infatti Paolo si muoveva in questo alone famigliare che gli consentiva di raccogliere onori presso diverse corti.

In particolare, a Forlì, a Rimini presso i Malatesta e a Ferrara. Sembra quasi che gli desse particolare piacere collezionare cariche onorifiche anche per eventi o attività che a noi oggi destano una qualche perplessità.

Ad esempio, aveva avuto onorificenze a Rimini per avere estratto una palla d’archibugio da un braccio di Sigismondo Malatesta (ma in seguito anche perché aveva tenuto il “pubblico sermone” per le sue nozze); a Ferrara aveva ottenuto due corone, una d’oro e una d’alloro, ma non sappiamo perché.

D’altro canto era “poeta, medico, chirurgo, filosofo, fisico, nonché chiromante”, e forse si può quindi capire la sua ansia di ricevere onorificenze proporzionate a tutti i suoi saperi.

Queste informazioni ci sono state tramandate da un altro Pergolese illustre dell’epoca, Gaugello Gaugelli, “poeta e giurista”, che ci racconta degli onori raccolti da Paolo nelle varie corti in una biografia in versi. Ma tutte le onorificenze raccolte non erano ancora sufficienti agli occhi di Paolo Godio, che forse ambiva ad una riconoscenza di più alto livello, che in qualche modo potesse racchiudere tutte le altre.

Servivano anche un contesto e una scenografia adeguati. E questa occasione gli arrivò: il conferimento della laurea da parte del Cardinale Bessarione, Abate commendatario di Santa Croce di Fonte Avellana, in cima al monte Catria.

Così Gaugello Gaugelli ci racconta l’evento:

“Andasti puoi per voler visitare
El greco cardinal a Sancta Croce
Et con sincera voce
Per lectera li festi un bel sermone
Quel cardinal se fe admiratione
Del chiaro aspecto et de la tua presenza
Et puoi de’ la sentenza
Ch’eri ben digno d’esser coronato
Et quel poeta suo da Saxoferrato
Incomenzò con teco a desputare
Et farte rescaldare
A dimostrare alquanto el tuo sapere.

A quel signore ancor festi vedere
Che non tochando terra con calcagni
Quelli altri doctor magni
Te vedevan far cantando la danza.

Quanto dolce piacer, quanta baldanza
Sentir facesti a quei suoi frati et preti
Che stavan tucti quanti
In loco solitario et alpestro.

Alhora el cardinal col braccio dextro
Te puose la corona laureata.
Con verde fronda nata
Nella cima de Catria
l’alto monte” 1 .

E’ molto interessante questa descrizione in versi di Gaugelli, perché in qualche modo ci aiuta a capire un po’ della psicologia di Paolo Godio, che va cercando riconoscimenti in tutte le corti,
e anche qui si esibisce “con una buona dose di autostima”, diremmo noi oggi. Tanto che, “non tochando terra con calcagni” disputa con Nicolò Perotti, poeta di Sassoferrato, su “argomenti sofismatici, filosofando, cantando e danzando” con tanta grazia da far provare un “dolce piacer” “a quei suoi frati et preti che stavan tucti quanti in loco solitario et alpestro”.

Ma vale la pena, a questo punto, di parlare di colui che “puose la corona laureata” sul capo di Paolo Godio, il “greco cardinal”, il Cardinale Bessarione,3 personaggio incredibile per storia e cultura. Nato a Trebisonda, nell’est della Turchia all’inizio del 1400, si era poi trasferito a Costantinopoli per completare gli studi e diventare Monaco basiliano. Fu poi in Egitto e in Grecia, per motivi di studio e come diplomatico presso le corti bizantine. Di seguito andò in Italia con la delegazione bizantina e con l’imperatore stesso per discutere l’unione della Chiesa romana con quella ortodossa. Si arrivò all’unione delle due Chiese (e Bessarione tenne il discorso conclusivo in greco). Tornò quindi a Costantinopoli, ma l’accoglienza non fu buona tanto che, quando fu nominato Cardinale della Chiesa di Roma ritornò in Italia e non fece più ritorno a Costantinopoli.

In Italia ebbe innumerevoli incarichi nelle importanti istituzioni religiose sparse nel territorio nazionale (Lazio, Sicilia, Puglia, ….); tra queste, appunto, Fonte Avellana.
Personaggio di grandissimo valore, volle salvare l’immenso patrimonio della cultura bizantina raccogliendo una notevole quantità di opere che altrimenti non sarebbero mai pervenute in Occidente. Costituì pertanto una ricca biblioteca che nel 1468 donò alla città di Venezia, costituendo il patrimonio iniziale della Biblioteca Marciana.4

Per ultimo dobbiamo parlare di Piero della Francesca, uno dei grandissimi pittori del Rinascimento, nato peraltro non lontano da noi, a Sansepolcro in provincia di Arezzo dove, in dialetto, non era altri che “Pierin d’la Checca”.

Il quadro che ci interessa in questo caso è “La Flagellazione di Cristo”, che si trova al Palazzo Ducale di Urbino. E’ uno dei dipinti più importanti del ‘400, ed è stato ritrovato per caso nel 1839 nella Sacrestia del Duomo di Urbino.

Piero della Francesca, oltre che dalla luce e dal colore era fortemente attratto dalla matematica, e “La Flagellazione” è un’interpretazione forse inarrivabile della “prospettiva” del ‘400.
E’ un dipinto profondamente enigmatico, che ha diverse interpretazioni: come si collegano, ad esempio, le due scene, quella in primo piano con la flagellazione di Cristo in secondo piano?
Però su quello che ci interessa nel nostro caso, quasi tutti i critici sono d’accordo: il personaggio dei tre in primo piano, quello a sinistra per noi che guardiamo e con il turbante in testa è il nostro Cardinale Bessarione.

Potrebbe essere nel suo tentativo di convincere altri per organizzare una nuova crociata contro i Turchi, tentativo che, in quanto fallito, richiama una nuova flagellazione di Cristo.

5Insomma, qui il terreno è molto fertile. Qualche volta, se si scava, si è premiati con i Bronzi Dorati. Ma anche nel nostro piccolo scavo abbiamo capito qualcosa di più di Paolo Godio con le sue dotte e scenografiche dissertazioni; ci siamo incontrati con i versi di Gaugello Gaugelli; abbiamo incontrato un “gigante” non solo per il nome “esagerato”, Bessarione; e, più ancora e soprattutto, siamo arrivati all’arte di Piero della Francesca nella Flagellazione di Cristo. Non ci resta che continuare a studiare per scoprire qualche altro “filo nascosto”, e intanto preparare e
organizzare due visite, al Palazzo Ducale di Urbino per “La Flagellazione” e a Venezia per la Biblioteca Nazionale Marciana e ovviamente, già che ci siamo, anche per qualche altra cosa interessante che lì non manca di certo.

Da Casa Godio a …

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E’ l’interno di via Paolo Godio che ci consente poi di trovare e far emergere altri fili, di collegare altri personaggi di grande interesse. Al numero 12 troviamo Casa Godio, che peraltro ci ospiterà una sera per parlare tutti insieme di questi fili e collegamenti. Casa Godio è una realtà che agisce per dare risposte ad alcune situazioni di “disagio psichico”. E’ un ambito, quello del disagio psichico, della Psichiatria, della Psicoanalisi, che ha un precursore in Italia che risponde al nome di Edoardo Weiss, nato a Trieste verso la fine dell’800. Di famiglia ebrea, aveva studiato a Vienna per poi avviare a Trieste la sua attività importante. Allievo di Freud, che aveva fatto personalmente la prefazione ad alcuni suoi libri, fondatore della Società Italiana di Psichiatria, fu poi
costretto a emigrare per motivi razziali in America, dove rimase poi fino alla morte, avvenuta nel 1970.

Edoardo Weiss è uno zio materno di Don Lorenzo Milani, il fondatore della Scuola di Barbiana che, discendente di una famiglia importante e di cultura profondissima, ha scelto invece di vivere tra gli ultimi e, soprattutto, di essere uno di loro. E per il loro riscatto ha speso la propria vita, purtroppo molto breve.

Don Lorenzo Milani ha una visione molto chiara dell’obiettivo dell’educazione, che purtroppo non è mai recepito abbastanza dai sistemi educativi e formativi: “E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare il senso della legalità, dall’altra la volontà di leggi migliori, cioè il senso politico”.
9Fra gli ascendenti di Don Milani troviamo un’altra persona che, in modo completamente diverso dallo zio Edoardo, ha a che fare con una forma di “disagio” vissuta personalmente. Si tratta della bisnonna paterna, Elena Raffalovich, moglie infelice del grande filologo Domenico Comparetti. Elena, nata a Odessa nel 1842, aveva vissuto in una forma di “muta solitudine” gli ultimi  quarant’anni di vita, fino alla morte avvenuta nel 1918. Così l’avevano conosciuta, ad esempio, i quattro nipoti, che avevano evidentemente “chiuso la pratica” con una semplice giudizio di “stranezza congenita del carattere”. Fino alla scoperta che ribalta tutto e rimette tutto in discussione: dopo più di cinquant’anni dalla morte, la nipote Elisa scopre, ben custodite in un baule del nonno, una cinquantina di “lettere al fidanzato” scritte da Elena ventenne 2 . Che fanno emergere una ragazza straordinaria, leggera e intelligentissima, “che andava incontro alla vita quasi danzando”. Poi, nel corso degli anni, due sconfitte decisive: la prima, nel fallimento del rapporto coniugale e dell’idea di una vita a due ricca in ogni campo (non solo nell’amore); la seconda, nel fallimento “dell’utopia sociale”, nella quale si era illusa di poter cambiare in profondità l’educazione dei bambini (delle bambine povere, in particolare). E allora: quanta sofferenza c’è stata nella psiche di questa donna, per passare dalla “leggerezza” iniziale al “mutismo” definitivo? E’ una domanda che si potrebbe approfondire, da molti punti di vista.

Riferimento e-mail: p.briscolini@libero.it

 

NOTE:

1 Gaugello Gaugelli. “Ad eximium doctorem et poetam magistrum Paulum pergulanum secundum oratio – 12 Ianuarii 1458” – Archivio Vaticano, Codice Urbinate n° 692, in: NICOLETTI 1899: pp. 564-565 n. 3

2 Elisa FRONTALI MILANI, Storia di Elena attraverso le lettere, La Rosa, Torino, 1980

 

 

3 Commenti su Da Paolo Godio a Piero della Francesca (e da Casa Godio a …)

  1. identicon Fabio Ceccarani // 14 agosto 2015 a 21:04 // Rispondi

    Certo ascoltarlo raccontato direttamente da Pasquale è stata un’altra cosa, ma per chi non c’era…

  2. Che peccato non essere presente, spero in futuro ad altri incontri ai quali assistere!
    E’ intrigante questo gioco dei “gradi di separazione”, per cui da un punto si può giungere chissà dove.
    Il Godio pare che sia stato migliore come medico che non come poeta. La sua fortuna cominciò col sanare una ferita di Sigismondo Malatesta, fatto che aprì le porte dei salotti letterari alle sue ambizioni. Sulle qualità poetiche qualcuno dubitò, ci fu anche chi affermò che Bessarione lo incoronò per burla, ma forse è solo gossip… Si dice anche che tra Gaugelli e Godio non corresse in verità buon sangue, ma saranno chiacchiere… Probabilmente ser Gaugello fu poeta di più sostanza, e credo che Pergola debba ricordarlo con un po’ più di attenzione.
    Cordialmente!

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