Ospedale di Pergola, sanità oltre gli slogan

Domani si terrà ad Urbino l’ennesima conferenza dei sindaci di area vasta che avrà l’arduo compito di mettere una pietra definitiva sull’approvazione del modello di riorganizzazione sanitaria della provincia di Pesaro Urbino: da una parte l’individuazione definitiva del sito di costruzione del nuovo ospedale unico di costa, dall’altra la distribuzione dei servizi nel territorio attraverso quello che viene oramai definito il presidio unico dell’entroterra o di area vasta.

Attualmente la situazione prevista per la nostra provincia dal piano socio sanitario regionale 2012-2014 tutt’ora in vigore e dalle determinazioni successive prevede un modello composto da:

OSPEDALE UNICO DI COSTA nella nuova struttura che integrerà FANO e PESARO,

OSPEDALE UNICO DI AREA VASTA distribuito sulle due sedi di URBINO e PERGOLA,

CASE DELLA SALUTE tra cui CAGLI, SASSOCORVARO e FOSSOMBRONE.

Un piano sanitario nei confronti del quale la Regione Marche ha la grande responsabilità di aver fatto trascorrere tanto, troppo tempo prima di dar concretamente seguito alla sua implementazione attraverso il potenziamento, ad esempio, dei servizi nelle strutture coinvolte come Pergola. Ricordiamo, per fare un esempio concreto, che ancora per il presidio di Pergola manca il primario di chirurgia, sebbene la sua nomina risalga ad alcuni mesi fa, ma tuttora bloccata da un lungo e tortuoso ricorso al Tar.

In questi anni tale situazione ha generato molta confusione e lasciato spazio alla demagogia di chi non ha interesse a trovare soluzioni per risolvere i problemi ma piuttosto a cavalcarli per cercare visibilità politica e consenso personale.

Un piano sanitario al quale Pergola Unita non si è mai opposta nell’interesse della nostra comunità, dato che esso prevede per Pergola il mantenimento del presidio ospedaliero, a differenza di quanto accade per Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro.

Ciononostante, non lesiniamo critiche alla regione dato che da troppo tempo restano insoluti numerosi problemi in capo ai diversi reparti ed ambulatori.

Denunciare la mancanza di contenuti e lottare per avere servizi è una cosa, mettere in discussione un piano che prevede per il nostro nosocomio una posizione di riferimento in virtù della sua dislocazione geografica in area interna disagiata, senza garanzie che in un piano alternativo la nostra posizione sarebbe ugualmente tutelata, è ben altra.

Per questo abbiamo da sempre bocciato in consiglio comunale e anche in altre occasioni una generale messa in discussione del piano, condannando un approccio di totale contrasto con la Regione: riteniamo che questo atteggiamento sia un salto nel buio che potrebbe far perdere alla nostra cittadina quella posizione di riferimento prevista, ma ancora oggi, lo ripetiamo, non soddisfatta completamente.

In questi ultimi mesi, in particolare da gennaio 2016, il clima di protesta che si è generato nelle cittadine coinvolte dalle fasi di riconversione delle proprie strutture, Cagli, Sassocorvaro e Fossombrone (fomentato in gran parte anche dagli amministratori pergolesi che si sono schierati apertamente contro il modello sanitario in vigore e sopra descritto), unito alla lungaggine e alla difficoltà nella decisione dell’individuazione del sito dell’ospedale unico, ha portato ad una situazione di grande e generale confusione.

Se il piano sanitario futuro dovesse essere modificato, siamo certi che Pergola manterrebbe il suo ruolo che la pone come centrale assieme ad Urbino per l’intera area vasta?

I nostri amministratori, che hanno spinto e votato in conferenza dei sindaci il cancellamento del piano sanitario attuale che tutela Pergola, nel caso questo venisse modificato, sono sicuri di riuscire a garantire a Pergola la stessa qualifica di ospedale anche in futuro?

Da pergolesi e negli interessi della nostra comunità temiamo che la protesta “politica” possa trasformarsi in un’arma a doppio taglio per Pergola, perché invece di concentrare il lavoro nel merito della questione e di pensare al come risolvere i problemi tecnici del nostro nosocomio (che è ciò che interessa a pazienti ed operatori) questa offre invece la sponda per rimettere in discussione tutto senza garanzie per il nostro ospedale.

Perché altri sindaci come quelli di Cagli e Sassocorvaro hanno individuato strade meno demagogiche e più funzionali ai loro obiettivi e non condividono più la linea di Baldelli?

Perché Pergola sta lottando al fianco di una cittadina come Fossombrone che essendo a 10 minuti di superstrada da Fano, non può certo manifestare le stesse nostre esigenze e gli stessi nostri diritti nella corsa alla tutela dei servizi sanitari per i cittadini?

Noi di Pergola Unita ci stiamo ponendo alcune domande e ci siamo tenuti da sempre tenuti lontani da atteggiamenti demagogici su questo argomento offrendo ai cittadini pergolesi, anche attraverso questa nostra analisi sullo scenario sanitario e sulle sue evoluzioni, analisi utili ad andare oltre gli slogan.

Per quel che ci riguarda continueremo ad offrire il nostro impegno per il miglioramento dell’ospedale pergolese, sebbene criticati ed attaccati in ogni momento da chi ha bisogno di crearsi nemici. Continueremo a seguire con attenzione le fasi di questo delicato passaggio.

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